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Cosa si intende per territorio intelligente? Questo è stato il quesito di apertura alla conferenza dedicata al Territorio intelligente: dalla pianificazione alla sua gestione.
Nella prospettiva di mantenere continuità nel confronto con le esperienze estere, anche nella terza giornata conclusiva del festival, ha preso parte al dialogo un altro ospite internazionale, il cileno Diego Cooper Hernandez consulente in Smart Cities, ICT e strategie di sviluppo digitale, ha voluto raccontare la sua realtà territoriale e il concetto di smart ad esso legato, focalizzandosi sugli aspetti di progettazione e pianificazione del territorio. Il Cile è un caso particolare e molto distante da quello nostrano: dalla struttura frammentata in distretti municipali, dove il concetto di città non esiste a livello amministrativo, alla mancanza di autorità cittadina che sfocia in una lotta costante per il raggiungimento di comuni accordi; dall’assenza totale di dati e informazioni urbane, allo spropositato egoismo tra le istituzioni. Il tutto si allinea perfettamente con un’ignoranza diffusa in merito alle politiche e alle azioni della smart city. Per queste ragione oggi, le sfide che il Cile deve affrontare sono tante e coinvolgono i quattro poli fondamentali del territorio: il pubblico, il privato, il mondo accademico e la società civile. Si chiede a queste di costruire un rapporto professionale, di comunicare e creare sinergie utili all’attivazione di progetti strutturati e pianificati per lo sviluppo del territorio, basato sulla condivisione di competenze specifiche ma coordinate. Solo così un territorio dimostra la sua intelligenza e può funzionare, soprattutto nel rispetto delle esigenze della comunità che lo abita e contribuisce a far girare il “sistema città”.

Analizzare i problemi, rivendicare il concetto di politica, elaborare una strategia d’azione sono tutte le fasi principali per la progettazione di un modello, che non sia un semplice copia incolla di quelli applicati in altre grandi città, ma adatto al contesto specifico e valido a lungo termine.

Allo stesso tavolo di confronto si passa dal Cile all’Italia, riconsiderando il significato della parola smart: “è un concetto che cambia e che oscilla tra interpretazione accademica e politica, è un concetto che abbraccia quasi tutto e che contemporaneamente si sintetizza nella dotazione di tecnologie intelligenti per la sostenibilità, la semplificazione e il miglioramento della vita stessa” secondo la definizione di Luigi Mundula, Dipartimento Scienze Economiche dell’Università degli Studi di Cagliari. Non esiste un archetipo di città smart, per esserlo deve tendere verso l’ideazione di modelli perfettamente vestibili alle specificità del caso. “Pianificazione, città e territori sono sistemi complessi non riconducibili a modelli prestabiliti” concorda anche l’Assessore alla Pianificazione strategica e Politiche comunitarie, Barbara Cadeddu.

Smart city è una formula che unisce obiettivi di sviluppo sociale, tecnologico e di sfruttamento ottimale delle risorse a disposizione. “Progettare una città smart significa interpretare pilastri e strategie adatte al territorio, programmare le risorse in maniera coerente e coinvolgere la collettività nello sviluppo di tutto questo processo”. L’equilibrio tra i pilastri che reggono una società e città smart è una premessa importante, l’amministrazione collabora attivamente e coprogetta la sua idea di spazio intelligente con il mondo accademico.

L’università è un’istituzione nella città e della città” sostiene Annalisa Bonfiglio, Prorettore all’Innovazione e Territorio Università degli Studi di Cagliari. Sono gli usi della tecnologie a rendere una città veramente smart e l’università, in questa prospettiva, può e deve mettersi a disposizione come laboratorio di progettazione, studio e ricerca di soluzioni possibili per migliorare la convivenza e affrontare le sfide comuni. Sono sfide interdisciplinari e che richiedono la contaminazione tra saperi, competenze e opportunità.

Citando l’esplicativo pensiero espresso da Gianluca Cadeddu, Direttore Centro Regionale di Programmazione Regione Sardegna. “Un territorio intelligente si organizza per aumentare efficacia dei servizi, misurare i risultati e perseguire quell’innovazione che funziona solo se accademia, impresa e pubblica amministrazione condividono un’azione coordinata”

Nel progetto smart city occorre dunque una visione d’insieme, promuovere politiche d’innovazione, sviluppare tecnologie utili che generino cambiamenti, consapevolezza di questi per creare nuovi codici e soprattutto formazione di una classe dirigente, pronta a cogliere tutte le potenzialità del sistema. Se chiediamo a Flavia Marzano, Presidente Stati Generali dell’Innovazione cosa significhi per una città essere smart, ci risponderà con uno dei suoi amati acronimi: Sostenibile, Mobile, Abilitante, Resiliente, Trasparente.

Scarica le slide di Flavia Marzano

Scarica le slide utilizzate da Flavia Marzano durante la conferenza tenuta a Smart Cityness