Seleziona una pagina

Negli anni ottanta l’abbandono delle campagne e la concorrenza dei paesi terzi, portarono i capperi verso un lento ma progressivo declino tale da sfiorarne la scomparsa. Attualmente si può paragonare l’agro di Selargius ad altre zone di produzione della Calabria, della Puglia e della Sicilia che con le isole minori di Pantelleria e Salina producono il 95% della produzione nazionale, che copre appena il 45% del fabbisogno, mentre la restante parte è importata dalla Tunisia, Marocco, Spagna ecc..

Nel 1999 nasce “Il Cappero Selargino” con l’intento di far riscoprire e valorizzare questa tradizionale coltura. L’azienda si specializza nella sua coltivazione recuperando piante secolari e applicando i canoni dell’agricoltura biologica. Nel 2005, con l’avvio del primo “capperificio sardo”, si restituisce dignità al duro lavoro dei campi, dove le mani più esperte e veloci raccolgono fino a 1 kg di capperi all’ora. L’unione tra l’innovazione e il rispetto della tradizione hanno originato una gamma di prodotti d’altissima qualità. Il particolare gusto delicato, apprezzato dai palati più fini ed esigenti, nasce dalla caratteristica leggerezza dei boccioli della nostra antica cultivar, selezionata e tramandata dagli avi. Nel 2007 i “capperi e capperoni di Selargius” sono stati inseriti nell’elenco nazionale dei prodotti tradizionali.