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Al momento è molto difficile poter affermare che al mondo esistano delle città realmente intelligenti. Per questo motivo l’utilizzo del termine smart city per indicare a priori qualsiasi realtà all’avanguardia in determinati settori, come il sistema wi-fi o quello del trasporto pubblico, è una tendenza diffusa che rischia nel tempo di usurare la portata concettuale del termine e di tradurla solo in una visione parziale dell’insieme.

E’ preferibile quindi pensare alla smart city, espressione ancora soggetta a svariate interpretazioni, non come un’etichetta alla moda ma più come una filosofia di gestione integrale che si concretizza nel tentativo costante di rendere le nostre città più umane e vivibili attraverso un progetto ampio e sistemico in grado di abbracciarne tutti i settori.

Durante la prima edizione di Smart Cityness abbiamo avuto il piacere di ospitare Íñigo de la Serna, sindaco della città spagnola di Santander, che nel suo progetto di smart city ha deciso di puntare fortemente sull’ausilio delle nuove tecnologie. Una delle sue grandi intuizioni è stata infatti quella di siglare accordi di collaborazione non solo con l’università locale ma anche con una serie di partner legati all’ambito tecnologico come Teléfonica, Ferrovial e la multinazionale giapponese NEC.

Questi accordi hanno portato alla realizzazione di incubatori di impresa, centri di ricerca e la nascita di software come quello che oggi gestisce una rete di migliaia di sensori dislocati nella città: dispositivi in grado di controllare autonomamente qualità dell’aria, traffico, illuminazione pubblica, consumi idrici e la e la condizione stessa delle strade. Tutte queste informazioni vengono poi messe in rete e rese interattive e accessibili grazie a delle postazioni multi touch e a delle app per smartphone attraverso le quali i cittadini possono inviare eventuali segnalazioni.

Esempi come un prato che si auto innaffia solamente quando necessario, automobilisti che vengono indirizzati direttamente al parcheggio libero più vicino e contenitori per la raccolta differenziata che segnalano autonomamente quando devono essere svuotati, comportano una ricaduta positiva e immediata su tanti aspetti del sistema città. Non solo un grande risparmio sulla spesa pubblica ma anche maggiore efficienza e attenzione per le risorse e l’ambiente.

Gli ottimi risultati conseguiti non sono frutto del caso ma di un lavoro cominciato con largo anticipo e di un piano strategico lungimirante che ha trovato la sua concretizzazione nel reperimento dei fondi necessari attraverso la partecipazione ai progetti europei.  Questo dimostra che la presenza di figure autorevoli di riferimento sia una delle condizioni necessarie per sviluppare modelli di governance in grado di stimolare non solo la partecipazione dei cittadini ma anche di favorire accordi tra pubblico e privato, soprattutto quello appartenente al mondo dell’innovazione.

In conclusione, l’esperienza di Santander non si riduce quindi esclusivamente all’utilizzo ottimale delle moderne tecnologie ma si afferma soprattutto per il suo modello gestionale. Il nostro auspicio è che un progetto come Smart Cityness, attraverso la condivisione di esperienze diverse e la creazione di un network tra gli attori locali, possa contribuire allo sviluppo di modelli smart compatibili alle peculiarità dei nostri territori. Per questo concetti come tradizione, cultura ed economia saranno tra le parole d’ordine della seconda edizione.

Federico Matta, Responsabile settore Ricerca e Studi Urban Center Cagliari
La fotografia di Matteo Mallus rappresenta un particolare del murale realizzato da Crisa per la Galleria del Sale